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Martedì, 20 Dicembre 2016 09:56

L’identità mancante

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identity

La mancanza di una chiara definizione di medicina osteopatica e una identità non unificante per gli osteopati è sempre stato un problema enorme per la nostra specializzazione, infatti tutto ciò è stato etichettato come "il paradosso dell’osteopatia". 

In un editoriale che è stato pubblicato in combinazione con una ricerca originale pubblicata dal New England Journal of Medicine sull'uso del trattamento manipolativo osteopatico (OMT) per la lombalgia, Joel D. Howell, MD, PhD, ha sfidato la professione medica osteopatica a fare una vera distinzione tra l’osteopatia stessa e le altre professioni sanitarie in relazione proprio alla ricerca inerente alla cura della lombalgia con tecnica osteopatica.

Nel suo editoriale, Howell ha suggerito che la direzione che si sarebbe rivelato più fruttuoso e robusta per la professione in supporto alle  sue affermazioni di unicità sarebbe una dimostrazione del valore della terapia che è nettamente osteopatica e non si identifica con altre pratiche manuali. 

Howell predice che la sopravvivenza a lungo termine della medicina osteopatica dipenderà dalla sua capacità di definire completamente un tratto distinto marcatamente osteopatico, ma che a tutt’oggi ancora equivalente alla medicina allopatica. Egli ha inoltre affermato che una difesa delle tecniche univoche della medicina osteopatica dovrebbero essere articolate non in termini teorici, ma attraverso trattamenti scientificamente provati con dati alla mano.

Sul JAOA giornale ufficiale dell'Associazione Osteopatica Americana, diversi colleghi hanno proposto un nuovo approccio ai principi osteopatici  per la cura dei pazienti con la speranza di promuovere la discussione e generare così tesi supplementari per definire il carattere distintivo della medicina osteopatica.

Poco dopo, sono stati pubblicati tre articoli, due di essi descrivono le componenti principali della pratica della medicina osteopatica, che differiscono da quella dei nostri colleghi allopatici. Solo uno di questi articoli parla dell’uso dell’OMT,  ma non è stato allegato nessuno studio dei risultati clinici ottenuti sui benefici della stessa.

Ci sono stati anche due nuovi libri di medicina osteopatica, uno di questi libri è un rapporto di studiosi che si basa sulla precedente analisi della medicina osteopatica, l'altro è una proposta per l'applicazione della teoria in campo pratico per definire l’osteopatica una medicina al pari di quella ufficiale ma nettamente differente sia come approccio al paziente che come pratica clinica.

Vorrei suggerire che tutte le discussioni riguardanti l'identità e le caratteristiche distintive dell’osteopatia medica come professione, potrebbero essere raggruppati in base a tre scuole di pensiero:

1) Fondamentalista: trattamento manipolativo,  già di per sufficiente per definire la funzione e l’identità della medicina osteopatica.

2) Tradizionale: I principi della medicina osteopatica, descritta per la prima volta nel 1922  e successivamente rivisti nel 1953 e successivamente nel 2002, costruire le basi sulle prime definizioni della pratica osteopatica e aggiornare la pratica attraverso case study dei medici osteopati professionisti, pubblicazioni, e ricerche.

3) Progressisti: Proporre per il futuro della medicina osteopatica, formulazioni personali che non devono come al solito basarsi sulla storia della professione e la pratica dei modelli tradizionali. Le nuove proposte devono basarsi su tematiche teoriche che possano esprimersi totalmente nella pratica clinica (ad esempio, la teoria del campo unificato per l'assistenza sanitaria).

Si può affermare che la visione fondamentalista dell'osteopatia è quello scelto da molti medici osteopati, ed è frequentemente invocata da coloro al di fuori della professione osteopatica, di definire l’osteopatia come pratica OMT. La realtà è che la pratica della medicina osteopatica ha sempre minimizzato al massimo l’uso dell’OMT. Infatti la rivista ha pubblicato i risultati degli studi basati su indagini statistiche che indica che un numero relativamente piccolo di osteopati utilizzano OMT per trattare i loro pazienti.

Il punto di vista tradizionale si basa su importanti prese di posizione e dichiarazioni autorevoli che ritroviamo all'interno della professione medica osteopatica nel corso degli ultimi 80 anni . Tuttavia, i sostenitori di questo approccio devono prontamente ammettere che tali documenti , per quanto ben intenzionati, non hanno generato un dialogo nazionale, né state ampiamente adottate all'interno della professione stessa.

Il punto di vista progressista, più recentemente articolato da McGovern e McGovern  dimostra una  filosofia e una teoria destinata a fornire un nuovo paradigma e una nuova direzione alla medicina osteopatica.

Una univoca identità per la medicina osteopatica ad oggi non è fonte e nemmeno programmazione di qualunque discussione o argomento tra i gruppi fondamentalisti, tradizionalisti o progressisti. Anche se si potesse programmare tra qualche anno qualcosa del genere, la dominanza di una scuola di pensiero non potrebbe stabilire l'identità né giustificare l'esistenza di un nuovo paradigma della medicina osteopatica al mondo esterno e sopratutto ai governi federali e statali, alle assicurazioni, alle comunità mediche e scientifiche in generale e, soprattutto, ai nostri pazienti.

Il carattere distintivo della medicina osteopatica sarà chiaro quando i progressi della formazione medica osteopatica e le pubblicazioni scientifiche dimostreranno che l’intero iter perseguito dalle tre scuole di pensiero alla fine risulteranno allo stesso tempo fondamentali per i primi anni di studio, mantenendo quelle tradizioni che la materia stessa ci impone, ma facendo progressi con nuove metodologie di intervento; Un utopia?

Sara il tempo come sempre a fornirci una volta per tutte l’identità che questa professione merita di avere, per oggi ci basta,  che la professione soddisfi la cartina di tornasole per avere una riforma della materia concentrandoci sui risultati del trattamento che deve principalmente dimostrare di saper far fronte alle importanti questioni di salute pubblica del mondo di oggi, nel contempo, due aree di attività devono essere perseguite sempre:

1)la ricerca scientifica.

2)la pratica clinica.

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