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Lunedì, 28 Luglio 2014 17:35

Qualità dei risultati di un trattamento osteopatico.

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Tra le critiche che ci vengono fatte sul trattamento manipolativo (normalizzante), una lamentela comune è che i risultati non sono duraturi, effettivamente a volte questo è vero, ma dobbiamo anche dire il contrario, che su molti pazienti il trattamento tiene per lungo periodo tant’è che molte volte il paziente non ritiene di ritornare  per una visita di controllo, proprio perche non avendo dolore o fastidi che gli compromettono il fare quotidiano gli risulta inutile spendere soldi per un controllo di routine. Questo atteggiamento da parte dei pazienti specialmente quelli che hanno una scarsa forza muscolare, debole condizione strutturale e grave degenerazione dei dischi intervertebrali ecc., porta molto spesso ad una ricaduta, a questo punto sembra anche logico dire al paziente quando ritorna in studio con gli stessi problemi di prima “te lo avevo detto che dovevi venire a controllo” ma questo per noi osteopati non deve essere la scusante che ci porta a nasconderci dietro un dito, anzi cerchiamo sempre di dare una spiegazione al paziente di tipo razionale, mentre poniamo le basi del nostro ragionamento sul perche tale condizione si è ripresentata.

Non diamo per scontato che il risultato di una manipolazione sia sempre efficace, anzi in gran parte il risultato finale dipende dalla precisione della diagnosi eseguita e dalla qualità esecutiva della normalizzazione da parte dell’osteopata.

Questo è evidente e va sottolineato perché molti pensano che dal momento in cui una regione da trattare ha fatto "Cracking" e si verifica nel paziente un certo sollievo, tutto è stato fatto, il miracolo è avvenuto e noi siamo diventati i padri della medicina osteopatica, la buona riuscita di un trattamento, deve farci riflettere del perché su un paziente sia andato bene mentre su un altro soggetto non ha sortito gli stessi effetti, del resto nessuno di noi è infallibile.

Tuttavia esiste un mondo di differenza, tra una manipolazione elettiva e una  approssimativa, anche se in ogni seduta il cracking si ripete sistematicamente, (ricordiamo anche, che per i non addetti ai lavori e cioè un osservatore esterno, tutte le manovre che eseguiamo sono uguali).

Non dimentichiamo mai che i protocolli osteopatici di trattamento ci dicono che in qualsiasi normalizzazione il dosaggio deve essere adeguato alla struttura del paziente e alla sua funzione muscolare, per cui arrivare alla barriera con il massimo rigore possibile ed eseguire la normalizzazione con la massima precisione possibile, altrimenti se la manovra non è stata sufficientemente precisa il sollievo prodotto dalla normalizzazione ha poche possibilità di durare.

Il risultato è lo stesso se si trascura il rilassamento dei segmenti rigidi sovra e sotto giacenti la zona dolorosa.

Questa "riarmonizzazione movimentale segmentale" è una parte molto importante del trattamento osteopatico, che non deve essere limitato al segmento doloroso. Quando si ottiene una buona riarmonizzazione, la qualità del risultato è talmente efficace che molti osteopati trascurano completamente la terapia fisica che molto spesso risulta indispensabile, su pazienti con insufficienza e scarsa sinergia muscolare o ancor di più,  mancanza di controllo dei muscoli posturali che in gran parte sono responsabili della fragilità della colonna vertebrale. Riconoscere questi fattori e programmare un piano terapeutico efficace con un programma di esercizi di correzione posturale è essenziale per la totale riabilitazione del soggetto. Infine, non dimentichiamo la necessità di rivedere il paziente almeno 1-3 volte all'anno per disturbi come spondilosi cervicale o lombare che hanno una normale tendenza al reblocking. In questi casi, la normalizzazione come parte di una strategia globale di riabilitazione, anche se non curativa, può dare sollievo di lunga durata, che nessun’altra terapia può produrre.

Una buona preparazione dell’osteopata alla palpazione dei tessuti permette di apprezzare la persistenza o la scomparsa di cambiamenti locali generalmente accompagnati dai DIM (Difetti Intervertebrali Minori). Se questi cambiamenti persistono dopo il trattamento manipolativo, significa che il problema non è completamente risolto, anche se il paziente si sente meglio e i sintomi sono scomparsi. Un attento e preparato Osteopata non dimentica che la normalizzazione non cambia lo stato anatomico del segmento trattato. Rende invece i DIM più tollerabili e indolori, ma non sempre li fare scomparire completamente. Naturalmente, in queste condizioni, lo stato dell'organismo gioca un ruolo essenziale, non dimentichiamo che certi soggetti con soglie di tolleranza al dolore molto bassa sono tendenzialmente predisposti al reblocking anche da parte di lievi disfunzioni, questo in virtù del fatto che questi ultimi evitano anche quando il dolore è passato di muoversi con efficacia normalità, anzi continuano a mantenere un atteggiamento di difesa per paura di ritornare nella condizione iniziale ed è proprio questo comportamento che deve essere evitato da parte del paziente, con l’aiuto di un programma riabilitativo fatto su misura senza stress e proponendo esercizi semplici, di facile esecuzione e che non inducono nessun tipo di dolore, dopo 30gg, rivedere il paziente (magari senza farsi pagare), e controllare se tali esercizi sono stati eseguiti con regolarità e rigore e se il paziente ha eseguito il tutto con diligenza, a questo punto cambiare il programma di esercizi con uno più impegnativo, e spronare il paziente a fare sempre meglio, senza strafare, questo è il modo corretto di proporre un trattamento osteopatico normalizzante di qualità.

Tutto questo in relazione al fatto che la miglior cura rimane e rimarrà nel tempo la visione olistica del trattamento stesso in tutte le sue forme e figure professionali, se non abbiamo tempo per creare un programma di esercizi, basta indirizzare il paziente presso un fisioterapista di fiducia e collaborare insieme, evitando di fermarci dentro uno studio osteopatico, anzi aprirci quanto più possibile a tutti le figure professionali per allargare sempre di più i nostri orizzonti.

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