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Giovedì, 02 Ottobre 2014 12:05

La manipolazione spinale cervicale riduce il dolore al collo

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cervicale

In questo procedimento clinico, un gruppo di ricerca di tre osteopati formatosi all’estero e affiliati all’Accademia tedesca di Osteopatia e al College Europeo di Osteopatia studiava l’applicazione della manipolazione osteopatica per il dolore cronico non specifico al collo. La qualità di questo procedimento clinico controllato si può paragonare favorevolmente ad un simile procedimento condotto in Spagna (Man.Ther. 2009; 14:306-313).

I ricercatori tedeschi reclutavano 41 soggetti dall’area metropolitana di Monaco. Tutti i soggetti avevano una storia di dolore al collo cronico non specifico che durava almeno da tre mesi. Tutti i soggetti mostravano anche una disfunzione osteopatica in quattro o più delle sette aree della spina dorsale cervicale studiate e riportavano un livello di dolore 4 o anche più alto su una scala soggettiva di 10 punti. Criteri di esclusione comprendevano: trattamento manipolativo negli ultimi tre mesi, disordini circolatori dell’arteria vertebrale, e recente sindrome da colpo di frusta.

Ai soggetti veniva assegnato a caso sia un intervento (n. 23) che un gruppo di controllo. Si richiedeva loro di compilare un questionario medico e un diario durante tutto il procedimento terapeutico. I medici esaminavano tutti i soggetti e prendevano immagini radiografiche della spina dorsale di ogni soggetto. La prima misura che risultava era il livello di dolore registrato da ogni soggetto. Le misure secondarie rilevate, erano i risultati del questionario del Northwick Park sul dolore e il questionario validato in formato breve di 36 punti  basato su studi e risultati medici tedeschi.

Tutti gli interventi erano forniti dai ricercatori, tre osteopati formatisi all’estero che lavoravano in Germania come fisioterapisti e heilpraktiker (cioè professionisti in medicina naturale). Ogni quattro dieci giorni, i soggetti di entrambe i gruppi di studio erano sottoposti a una sessione di trattamento di 45 minuti che consisteva in una valutazione strutturale osteopatica (2 minuti). Anche il gruppo di intervento  riceveva 30 minuti di manipolazione osteopatica a sessioni alterne ( cioè, ogni 12-20 giorni). Per il gruppo di intervento venivano usate tecniche craniali e viscerali dirette (alta-velocità, energia muscolare, rilascio miofasciale) e indirette (tecniche funzionali, tensione bilanciata dei legamenti). I ricercatori non sviluppavano nessun protocollo manuale placebo per questo intervento. Il protocollo di studio consisteva di un totale di nove di queste sessioni e due successive interviste post trattamento.

I soggetti segnalavano gli indici di dolore ad ogni visita e mandavano via mail un questionario finale ai terapisti una settimana dopo l’ultima sessione di trattamento. Inoltre, i ricercatori seguivano tutti i soggetti per telefono nei tre mesi successivi all’intervento.

Un soggetto del gruppo dell’intervento si ritirava dallo studio per motivi sconosciuti. Due soggetti del gruppo di controllo si ritiravano dallo studio a causa dell’aggravarsi del dolore .

Non esistevano differenze significative nelle caratteristiche demografiche di ciascun gruppo. 

Usando la scala soggettiva di dolore, il gruppo sperimentale riportava livelli stabili decrescenti di dolore a tutte e nove le visite, con ulteriore riduzione di dolore riportata nei tre mesi successivi. La scala di dolore permetteva ai soggetti di riportare annualmente l’intensità del dolore al momento di ogni visita clinica, come pure l’intensità di dolore media e maggiore entro una settimana di tempo fino ad ogni visita. Differenze nell’intensità di dolore reale e maggiore tra i due gruppi si avvicinava, ma non raggiungeva, significatività statistica per ognuna delle nove visite di trattamento in una settimana di successivo post-trattamento. Tuttavia, per questo periodo, le differenze nell’intensità media di dolore per la settimana  per ciascuna visita erano statisticamente significative (P –dolore -<.017). 

Quando si calcolarono i dati del post trattamento di tre mesi, gli indici di dolore per il gruppo dell’intervento erano notevolmente più bassi di quelli del gruppo di controllo per l’intensità reale (P<.031) e media del dolore (P<.009). durante le nove visite di trattamento e il successivo post trattamento, l’intensità media del dolore diminuiva di 2.5 punti per il gruppo dell’intervento, ma solo 0.7 punti per il gruppo di controllo (P=017; 95% CI-3.13 a -0.32). Quando i dati dei successi 3 mesi furono inseriti, l’intensità diminuiva di 2.8 punti per il gruppo dell’intervento e di 1 un punto per il gruppo di controllo (P=.009;95% CI, -3.07 a -0.48).

Risultati secondari dal Questionario del dolore di Northwick Pak mostrava riduzioni nel dolore per il gruppo dell’intervento, con P=.045 durante il post trattamento e P=.011 nel successivo trattamento di una settimana.

Lo studio degli autori rivelava che il tempo addizionale impiegato per la manipolazione osteopatica durante ogni visita alterna del gruppo dell’intervento potrebbe aver avuto effetti sui risultati dello studio. Tuttavia data la magnitudine delle differenze, essi ritenevano che l’effetto fosse trascurabile. Gli autori ipotizzavano, inoltre, che la continua riduzione del dolore riportata dal gruppo dell’intervento nel trattamento successivo di tre mesi poteva essere messa in relazione con il principio osteopatico della stimolazione della naturale abilità di guarigione del corpo.

Di particolare interesse per i ricercatori medici osteopati è la natura del protocollo di trattamento. Il protocollo per questo studio tedesco era un approccio del tipo “tratta quello che trovi con ciò che funziona meglio”, che è l’approccio tradizionale nella pratica clinica dei medici osteopati. Dalla prospettiva del progetto di ricerca, la combinazione, il numero, e la sequenza di tecniche usate probabilmente non potrebbero essere duplicati in un altro studio – anche se condotto dagli stessi osteopati – a causa della variabilità del soggetto. Gli autori giustificano questo protocollo sulla base del fatto che esso rappresenta ciò che avviene nella pratica reale. Da un punto di vista scientifico, la giustificazione di questo protocollo è discutibile. Tuttavia, esso testimonia un maggiore interesse in futuro per la medicina manuale.

Al momento un consorzio di ricercatori osteopati incluso il Centro di Ricerche Osteopatico e l’Istituto di Ricerca A.T. Still prende in considerazione piani per uno studio osservativo su larga scala, simile allo studio Framingham (JAMA 1989;262.41-44), in quella che sarebbe una cura primaria e longitudinale di copertura praticata da tutti i medici, DOs- molti dei quali userebbero ampiamente il trattamento manipolativo osteopatico- e MDs. Se lo studio proposto fosse condotto, il trattamento manipolativo osteopatico usato non sarebbe una serie di tecniche fisse o un protocollo rigido, ma assomiglierebbe al progetto utilizzato dallo studio tedesco- HHK.

                                                                         Schwerla F et al. Forsch Komplementmed. 2008;15:138-145

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