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Venerdì, 17 Ottobre 2014 10:28

Sindrome del collo rigido

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collo

Questa sindrome è dovuta principalmente ad un attivazione permanente dei muscoli elevatore della scapola, muscoli cervicali posteriori e trapezio, questa contrazione eccessiva di tali muscoli comporta quasi sempre una cefalea da tensione la quale molto spesso viene attribuita erroneamente al muscolo sternocleidomastoideo (SCOM), al quale possiamo sicuramente accollare disturbi ipsilaterale come sudorazione della fronte, arrossamento delle congiuntivite la lacrimazione dell’occhio, rinite e ptosi, ma molto raramente questo muscolo causa la sindrome del collo rigido, che di per se è una limitazione dei movimenti del collo, eccezionalmente lo stesso  SCOM può creare una limitazione in rotazione, flessione ed estensione, ma esclusivamente nei movimenti massimali e di fine corsa, ricordiamo che gli SCOM sono muscoli accessori della respirazione che si attivano soltanto quando il capo e il collo sono in posizione eretta o di iperestensione, inoltre stabilizzano insieme al trapezio la posizione del capo e della mandibola, quando si mastica, si parla o si mangia, e contribuiscono all’orientamento spaziale, alla percezione del peso e al coordinamento motorio, la perdita dell’ingresso sensitivo a livello di C1-C2 e C3 crea un disorientamento spaziale e  una mancanza di equilibrio.

Il problema dunque è di stare attenti quando si presentano pazienti che lamentano dolore alla parte posteriore e laterale del capo e del collo, tale che la pressione generata di notte dalla testa sul cuscino diventa praticamente intollerabile, solitamente i movimenti del collo nelle varie direzione risultano limitati dal dolore della trazione delle contratture muscolari, in particolare dal semispinale del capo, semispinale del collo e dal multifido, questi muscoli possono determinare la compressione del grande nervo occipitale che a sua volta genera intorpidimento, parestesie e dolore urente al cuoio capelluto sovrastante la regione occipitale, molto spesso notiamo anche un occipite anteriore unilaterale con coinvolgimento dell’atlante  e conseguente posizionamento in strain rotazionale dell’epistrofeo, e norma chiedere al paziente se trova beneficio  o sollievo quando si somministra calore o freddo, con questo possiamo fare diagnosi differenziale, il beneficio del calore comporta una condizione di tipo muscolare o articolare, mentre il freddo ci suggerisce la componente puramente neurogena.

Non dimentichiamo che una costrizione dei muscoli cervicali posteriori, diminuisce il loro flusso ematico e di conseguenza entra in un circolo vizioso che passa da contratture da stato posturale a contratture per mancanza di apporto ematico o di entrambe le condizioni, e bene ricordare che una lesione iliaca primaria discendente anteriore determina una problematica al muscolo quadrato dei lombi che a sua volta attraverso la catena cinetica posteriore ha un riflesso su C7, inducendo un mal posizionamento di tale vertebra con la conseguenza di una verticalizzazione dell’intero tratto  cervicale, dal basso verso l’alto attraverso la costrizione dei multifidi che inferiormente si inseriscono sui processi articolari da C4 a C7 e le loro fibre incrociano da 2 a 4 vertebre insieme ai rotatori posti sotto i multifidi che hanno connessioni simili ma sono più brevi e connettono vertebre adiacenti, in questo senso se la componente rotazionale della vertebra viene a mancare la lesione secondaria in ERS si instaura sulle ultime vertebre cervicali.

Ebbene fare sempre una buona valutazione funzionale, prima di intervenire, altrimenti si corre il rischio di non avere un benefico efficace e duraturo nel tempo.

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